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Montoya: “La prima vera Aston Martin di Newey è stata quella di Budapest e si è visto”

14/08/2026
Montoya: “La prima vera Aston Martin di Newey è stata quella di Budapest e si è visto”

Juan Pablo Montoya riconosce un chiaro cambio di marcia nella performance dell'Aston Martin in pista. Secondo l'ex pilota colombiano, la gara di Budapest rappresenta il primo vero banco di prova per il lavoro di Adrian Newey sulla vettura britannica, con risultati che non lasciano dubbi sull'effettivo salto qualitativo compiuto dalla scuderia.

Il responso ungherese come punto di svolta

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Per Montoya, l'appuntamento dell'Hungaroring ha segnato uno spartiacque netto nella stagione dell'Aston Martin. Non si tratta semplicemente di un weekend positivo tra i tanti, bensì del momento in cui il contributo tecnico del leggendario progettista si è tradotto visibilmente in velocità sul circuito. L'ex vincitore della Coppa del Mondo nel 1999 e 2000 ha sottolineato come i miglioramenti osservati a Budapest rappresentino l'esito concreto di un lavoro che, nel corso dei mesi precedenti, aveva dato segnali incoraggianti ma non sempre evidenti al pubblico e agli addetti ai lavori.

Il ruolo cruciale di Newey nel progetto

Adrian Newey, figura mitologica nel paddock della Formula 1, era atteso come l'elemento che potesse fare la differenza nel progetto ambizioso della scuderia di Silverstone. L'arrivo del progettista britannico, vincitore di numerosi campionati mondiali con diverse scuderie, aveva generato aspettative elevate tra i tifosi e gli osservatori. Montoya evidenzia come il Gran Premio d'Ungheria abbia confermato che queste aspettative non erano prive di fondamento: i dettagli tecnici introdotti da Newey hanno iniziato a produrre effetti tangibili sulle prestazioni della vettura, permettendo di esprimere il potenziale ancora nascosto della monoposto.

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Visibilità tangibile del progresso tecnico

Quello che distingue Budapest da altre occasioni precedenti, nella lettura di Montoya, è la chiarezza con cui il miglioramento si è manifestato. Non si tratta di margini minimi o di progressioni difficili da quantificare, ma di uno scatto in avanti sufficientemente evidente per essere riconosciuto anche da chi osserva la stagione da fuori. La gara ungherese ha permesso ai tifosi e agli esperti di toccare con mano come l'ingegneria di Newey stesse effettivamente trasformando l'architettura della vettura britannica, colmando i vuoti che caratterizzavano gli assetti precedenti.

Prospettive future per la scuderia

Le considerazioni di Montoya suggeriscono che il cammino dell'Aston Martin verso la competitività è entrato in una fase decisiva. Se Budapest rappresenta il primo vero frutto del lavoro di Newey, allora le prossime gare potrebbero rivelare ulteriori incrementi di prestazione man mano che lo sviluppo prosegue. La scuderia britannica si trova ora in una posizione dove i risultati tecnici iniziano a coincidere con le ambizioni dichiarate dal team, creando un ciclo virtuoso di miglioramenti che potrebbe consolidarsi nelle corse a venire. L'assegnazione del genio progettuale di Newey al progetto di lungo termine della scuderia continua a rappresentare un elemento cruciale per il futuro competitivo di una realtà che punta a tornare ai vertici della disciplina.

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