Il ct della nazionale italiana di rugby ha deciso di affidarsi a una formazione praticamente invariata per affrontare la Nuova Zelanda nel match di venerdì a Lione. Con questo proposito dichiarato di scrivere una pagina nuova della storia, il tecnico ha operato solo tre variazioni rispetto all'ultima uscita.
Gli unici cambi riguardano il ritorno di tre giocatori chiave. Morisi ritrova posto nella formazione titolare, così come Varney e Lamb, che tornano a essere protagonisti nello schieramento iniziale. La continuità rappresenta evidentemente la scelta strategica principale, confermando che gli azzurri intendono proseguire sulla strada tracciata precedentemente.
SponsorAiSharpDati potenziati dall'AIFeed e analisi intelligenti per il tuo prodotto.Scopri →Un aspetto significativo riguarda il posizionamento di Capuozzo, ancora una volta spostato alla posizione di ala. Questa soluzione conferma la volontà di sfruttare le qualità atletiche del giocatore in una zona del campo dove può esprimere appieno il suo contributo offensivo.
Particolare attenzione merita la configurazione della panchina. Il ct ha privilegiato la profondità nel reparto dei avanti, scegliendo di avere sei alternative disponibili per il pacchetto scrum-tight. Diversamente, il numero di trequarti in panchina si riduce a soli due, una scelta che rispecchia una precisa gerarchia tattica e di fiducia nei confronti degli uomini impiegati negli altri ruoli.
Questo assetto rivela una strategia consapevole: gli azzurri arrivano a questa sfida contro gli All Blacks forti di una continuità di selezione che ha caratterizzato l'ultimo periodo. La ridotta rotazione della rosa sottolinea come il tecnico riponga massima fiducia nel gruppo che si è costruito, nonostante il blasone e la tradizione degli avversari neozelandesi.
La volontà dichiarata di cambiare la storia - un chiaro riferimento alle precedenti difficoltà storiche dell'Italia nei confronti di una delle nazionali più forti al mondo - passa attraverso la stabilità e la consapevolezza che i giocatori a disposizione siano quelli giusti per competere a livelli elevati. Un messaggio che il ct comunica proprio attraverso le scelte di campo, privilegiando chi ha dimostrato già di avere fiducia nei propri mezzi.