Il governo italiano chiede parità normativa per le ibride nel Mimit europeo
L'Italia si posiziona con fermezza sul tema dei criteri di origine europea per l'industria automobilistica. Secondo le indicazioni del governo italiano, qualora l'Unione Europea decidesse di introdurre nuovi standard di "Made in Europe", questi dovranno essere applicati senza eccezioni anche alle vetture ibride.
SponsorSportsWire APIAPI notizie sportiveIntegra le notizie sportive nel tuo sito o app.Scopri →La questione tocca un nervo scoperto della politica comunitaria in materia di automotive. Mentre l'attenzione mediatica si concentra soprattutto sui veicoli completamente elettrici e sugli standard ambientali, l'esecutivo italiano sottolinea l'importanza di non creare discriminazioni tra le diverse tecnologie di propulsione. La richiesta mira a evitare che le vetture ibride, tecnologia che rappresenta comunque una soluzione cruciale nella transizione energetica, possano beneficiare di regimi normativi differenti.
La posizione italiana riflette una strategia più ampia legata agli equilibri industriali europei. Nel contesto di una competizione globale sempre più agguerrita, l'omogeneità dei criteri di tracciabilità e provenienza costituirebbe un vantaggio strutturale per i produttori comunitari. Soprattutto considerando che le ibride rappresentano ancora una porzione significativa della produzione automobilistica europea e italiana in particolare.
Roma sostiene dunque che eventuali obblighi legati all'origine dei componenti e alle catene di fornitura devono valere per tutte le configurazioni tecnologiche, senza creare scappatoie normative basate sulla tipologia di motore. Questo approccio garantirebbe una concorrenza leale all'interno del mercato europeo e impedirebbe distorsioni dovute ad adempimenti differenziati.
La questione del Mimit, il marchio "Made in Europe" per l'industria manifatturiera continentale, rappresenta uno strumento strategico nella narrativa di sovranità industriale che l'Ue sta costruendo negli ultimi anni. L'Italia, con il suo peso nel settore automobilistico europeo, esercita così una pressione importante perché la futura architettura normativa sia costruita su basi solide e non discriminatorie, evitando situazioni in cui alcune tecnologie possano trovarsi in posizioni privilegiate rispetto ad altre nella catena di certificazione della provenienza.