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Il capo degli arbitri UEFA Rosetti: «Questo è calcio non la playstation. Meno VAR e più coraggio»

11/08/2026
Il capo degli arbitri UEFA Rosetti: «Questo è calcio non la playstation. Meno VAR e più coraggio»

Rosetti contro l'eccesso di tecnologia: «Il calcio ha bisogno di scelte coraggiose»

L'appello del designatore generale degli arbitri UEFA non lascia spazio a fraintendimenti. Roberto Rosetti, figura centrale nella gestione dell'arbitraggio europeo, accende i riflettori su una questione destinata a infiammare il dibattito calcistico: il ruolo sempre più predominante del VAR nelle decisioni di gara. Il messaggio è diretto e provocatorio: occorre ritrovare fiducia negli uomini in campo, riducendo la dipendenza dalla tecnologia e affidandosi maggiormente al coraggio professionale di chi arbitra.

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La critica al sistema attuale

La posizione di Rosetti affonda le radici in una preoccupazione concreta: il calcio moderno rischia di trasformarsi in qualcosa di artificiale, dove ogni minimo dettaglio viene dissezionato attraverso visioni al rallentatore e frame per frame. Il designatore generale denuncia come questo approccio perfezioni paradossalmente le imperfezioni, creando situazioni surreali dove decisioni tecnicamente ineccepibili risultano però umanamente discutibili. Non si tratta, dunque, di rifiutare la tecnologia in blocco, bensì di ricalibrarne l'utilizzo, evitando che il VAR diventi una sorta di superarbitro che mortifica il ruolo di chi è effettivamente sul terreno di gioco.

Rosetti sottolinea come il parallelo con i videogiochi non sia casuale: in una PlayStation il sistema è perfetto perché programmato, mentre il calcio è esattamente l'opposto, un'arena dove l'imperfezione e l'emozione costituiscono parte integrante della sua essenza. Automatizzare eccessivamente significherebbe snaturare lo sport, trasformandolo in un esercizio di precisione sterile anziché in spettacolo dove il fattore umano rimane protagonista.

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La necessità di tornare al campo

Il designatore invita gli arbitri a riscoprire fiducia nelle proprie capacità decisionali. Non vuol dire ignorare la tecnologia, ma utilizzarla come strumento ausiliario per errori clamorosi e manifesti, non per limare le sfumature grigie che caratterizzano il calcio. Gli uomini in nero devono ritrovare consapevolezza nei propri mezzi, quella stessa che ha contraddistinto il calcio per decenni, quando una decisione veniva presa sulla base dell'osservazione diretta e dell'esperienza accumulata.

Il coraggio professionale di cui parla Rosetti è propriamente questo: la capacità di assumersi responsabilità, di giudicare situazioni complesse con tempestività, accettando che non sempre il risultato sarà matematicamente corretto. È una visione che riporta il calcio all'essenza di disciplina sportiva dove il giudizio, con i suoi margini di discrezionalità, rimane parte del gioco.

Il contesto europeo e le implicazioni

In uno scenario dove competizioni come Champions League, Europa League e campionati nazionali devono mantenere ritmi serrati, la ricerca di perfezione attraverso il VAR ha iniziato a generare conseguenze visibili: tempi di interruzione crescenti, frustrazioni da parte di squadre e tifosi, situazioni paradossali dove la tecnologia rivela decisioni sbagliate senza possibilità di correggerle efficacemente. Il messaggio di Rosetti risuona quindi in un momento delicato, quando molti stakeholder del calcio europeo stanno ripensando all'equilibrio tra innovazione e tradizione.

L'UEFA, attraverso le parole del suo designatore, sembra voler inviare un segnale deciso alle società e agli arbitri: è tempo di bilanciare diversamente, di fidarsi maggiormente di chi arbitra e di ridimensionare il ruolo della tecnologia a situazioni davvero inequivocabili. Non si tratta di un rifiuto della modernità, ma di una consapevolezza che la ricerca della perfezione assoluta potrebbe paradossalmente impoverire il calcio come esperienza.

Lo sguardo al futuro

Nelle prossime stagioni sarà interessante osservare come le federazioni e l'UEFA implementeranno queste indicazioni. Se il messaggio di Rosetti troverà concretizzazione nelle regolamentazioni e nelle indicazioni tecniche agli arbitri, potrebbe segnare uno spartiacque nel modo di arbitrare il calcio europeo. L'obiettivo dichiiarato è duplice: restituire protagonismo agli uomini in campo e ridare al calcio quella dimensione di sport vivo e imprevedibile che lo contraddistingue dalla nascita, dove l'errore e il coraggio umano convivono come fattori intrinseci della competizione.

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