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De Vecchi, l'uomo del miracolo: "Io, Maradona, quel derby e certi tiri che oggi non si fanno più"

08/12/2023
De Vecchi, l'uomo del miracolo: "Io, Maradona, quel derby e certi tiri che oggi non si fanno più"

Quella gara restò a lungo nella memoria di chi l'ha vissuta. Era il 18 marzo di quella stagione quando l'Inter si trovava in vantaggio di due reti grazie ai sigilli di Oriali e Altobelli. La partita procedeva senza particolari sussulti e sembrava indirizzata verso una conclusione scontata. Mancavano dieci minuti al termine quando accadde qualcosa che cambiò il corso degli eventi.

Fu De Vecchi a scrivere la pagina più significativa della serata con un'esecuzione che rappresentava una specialità della casa: il tiro rasoterra dal limite dell'area. Un'arma che il calciatore aveva affinato nel corso della sua carriera, utilizzata una cinquantina di volte con risultati spesso positivi. In quella circostanza particolare, la conclusione si rivelò decisiva, riaccendendo una partita che sembrava ormai decisa.

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Il passaggio del tempo ha trasformato questo momento in uno dei tasselli di una stagione che rimane cara ai tifosi interisti. De Vecchi ebbe l'occasione di condividere i ricordi legati a quel periodo, periodo nel quale il calcio italiano vantava ancora protagonisti di spessore internazionale. Tra questi spiccava Maradona, il cui nome viene inevitabilmente associato a quell'epoca, sebbene in quella specifica circostanza Diego fosse fuori causa per infortunio.

La tecnica del tiro radente rappresentava uno dei segreti del mestiere in quegli anni, un'arma che i moderni difensori e portieri hanno imparato a contenere meglio. Le soluzioni difensive si sono infatti evolute nel corso dei decenni, modificando la tattica offensiva e rendendo certi movimenti meno incisivi rispetto al passato. Tuttavia, rimane il fascino di un'esecuzione che richiedeva sangue freddo e una coordinazione corporea molto precisa.

Il racconto di De Vecchi cattura l'atmosfera di un'epoca dove il calcio si caratterizzava per dinamiche diverse rispetto a quelle contemporanee. Un'Inter competitiva in quel periodo sapeva trasformare i dettagli in occasioni concrete, proprio come avvenuto in quella serata di primavera. Il tiro dal limite dell'area divenne allora una firma inconfondibile, il marchio di un giocatore capace di incidere nei momenti che contavano davvero. Quei novanta minuti resteranno un capitolo tra tanti della storia nerazzurra, valorizzato dalla presenza di protagonisti che seppero interpretare il gioco con quella classe e quell'intuito che contraddistingueva il calcio di quell'epoca.

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